Petro: smettete di diffamare me e l’America Latina
Bogotá, 5 gennaio (Hibya) – Il presidente colombiano Gustavo Petro ha reagito duramente alle accuse del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, affermando che il suo nome non è mai stato associato alla droga nei registri giudiziari colombiani e dichiarando che «l’America Latina non è una colonia».
Il presidente Petro ha fornito una risposta ampia e severa alle dichiarazioni del presidente Trump sulla Colombia e sui Paesi della regione.
Riguardo alle accuse rivolte al presidente venezuelano Nicolás Maduro, Petro ha detto: «Non so se Maduro sia buono o cattivo, né so se sia un narcotrafficante. Tuttavia, negli archivi della giustizia colombiana, nonostante mezzo secolo di indagini, non compaiono né il nome di Maduro né quello di Cilia Flores».
Sottolineando l’indipendenza della magistratura in Colombia, Petro ha affermato: «La giustizia non mi appartiene; è un potere indipendente, in gran parte sotto il controllo della mia opposizione. Chi vuole conoscere la mafia della cocaina deve consultare gli archivi giudiziari della Colombia».
Definendo «calunnie» le parole di Trump contro di lui, Petro ha dichiarato: «Da 50 anni il mio nome non è mai comparso, né in passato né oggi, in fascicoli sulla droga. Smettete di diffamarmi, signor Trump».
Riferendosi al suo passato politico, Petro ha detto: «Ho fatto parte del movimento M-19, che ha lottato per la democrazia contro la dittatura civile sotto il cosiddetto ‘stato di emergenza’. Sono stato parte del movimento che ha realizzato la prima pace in America Latina». Ha sostenuto che Trump non conosce la storia della Colombia e ha invitato i funzionari statunitensi ad «ascoltare i propri esperti».
Ribadendo di non nutrire ostilità verso il popolo americano, Petro ha affermato: «Non ho mai bruciato la bandiera degli Stati Uniti. Rispetto la classe lavoratrice americana, la popolazione nera, i popoli indigeni e i soldati che hanno sconfitto Hitler». Ricordando il suo intervento a New York durante l’Assemblea generale dell’ONU, ha detto di aver alzato la voce contro la situazione a Gaza, aggiungendo: «Avrei voluto lavorare insieme per la pace a Gaza».
Contro la retorica interventista verso l’America Latina, Petro ha dichiarato: «Rifiuto di essere definito come parte della vostra sfera di dominio. I latinoamericani sono repubblicani, indipendenti e molti di loro sono rivoluzionari». Opponendosi alla criminalizzazione della regione, ha aggiunto: «L’America Latina non è solo un rifugio di criminali; è la terra di popoli che lottano per la democrazia e la libertà».
Nel comunicato si è sottolineato che i rapporti con Cina e Russia da soli non sono sufficienti: «L’alleanza con Cina e Russia non è stata sufficiente. La vera alleanza deve essere l’America Latina stessa, oggi bombardata. L’America Latina deve unirsi, altrimenti continuerà a essere trattata come una schiava». È stato fatto anche un riferimento al presidente brasiliano Lula, evidenziando la priorità della solidarietà regionale.
Petro si è inoltre rivolto a coloro che hanno applaudito il bombardamento di Caracas, affermando che non sarà dimenticato: «Gli Stati Uniti sono diventati il primo Paese nella storia a bombardare una capitale sudamericana. Se questa è una medaglia, è una medaglia terribile che non verrà dimenticata per generazioni».
Concludendo, Petro ha sottolineato che l’America Latina può resistere solo attraverso l’unità: «Gli amici non bombardano. Questa ferita resterà aperta a lungo, ma la soluzione non è la vendetta, bensì l’unità».
Italy News Agency İtaly News Agency